Diciamolo
subito: anche stavolta David Cronenberg ci regala un film notevole. In
Cosmopolis c’è ancora la sua ormai nota “poetica della nuova carne”, del corpo
che anela a diventare macchina ma che spesso ne viene sopraffatto. Il corpo (quello
reale, quello scarnificato e quello narrativo) anche questa volta è centrale,
in una pellicola dove la carne ha a che fare con il Potere assoluto.martedì 5 giugno 2012
[cinema] Cosmopolis: Cronenberg e il corpo del Potere
Diciamolo
subito: anche stavolta David Cronenberg ci regala un film notevole. In
Cosmopolis c’è ancora la sua ormai nota “poetica della nuova carne”, del corpo
che anela a diventare macchina ma che spesso ne viene sopraffatto. Il corpo (quello
reale, quello scarnificato e quello narrativo) anche questa volta è centrale,
in una pellicola dove la carne ha a che fare con il Potere assoluto.martedì 24 aprile 2012
[cinema] The city is your playground. Parigi firmata Rivette
C’è
una cosa grandiosa – tra le altre – che E a noi, che sogniamo di vedere un film che sappia raccontare un decimo di questo una qualunque città.
domenica 8 aprile 2012
[danza] Vasco cade (d)alla Scala. L’Altra Metà del Cielo
In Tv hanno trasmesso l’Altra Metà del Cielo, l’attesa e pubblicizzata operazione che metteva insieme la musica di Vasco Rossi (in particolare i suoi brani storici dedicati alle donne) e il balletto con la coreografia dell’americana Martha Clarke (al teatro della Scala in replica fino al 13). Sei minuti di applausi e grande successo. Per cosa? Non saprei davvero rispondere, almeno in base a quello che ho visto in TV (premessa doverosa perché magari dal vivo – e lo spero fortemente – sarà stata tutta un’altra cosa).
Da Brava Giulia, passando per Gabri fino a Sally ho visto succedersi uno via l’altro dei quadri didascalici, la trasposizione “letterale” del testo in danza: così Sally cammina davvero per la strada sicura senza pensare a niente, Gabri adesso si spoglia e Giulia cerca un complice così tutto è già più semplice… insomma Vasco dice (in voce) e la coreografa mette in scena (in danza). Ma la danza non è questo, è il contrario di questo spettacolo (fiction? Mezzo musical?). La danza è astrazione e leggerezza, è il corpo che si libra per esprimere concetti, sensazioni, stati d’animo, senza bisogno di recitare con altro.
E la “traduzione” dei pezzi di Vasco – che hanno fatto parte della mia adolescenza e di quella di tanti altri – tradisce anche le sue parole. I testi di Vasco sono – con tutti i loro limiti – semplici, diretti e immediati: poche parole che però sono state in grado di suscitare delle immagini indelebili in ciascuno di noi, immagini che sono magari ben altre (quelle che solo immaginazione e suggestione possono creare) e lontane da quei due che si baciano o si spintonano sul palco perché qualcuno ha voluto restituirci Vasco in danza… col traduttore di Google.
giovedì 8 marzo 2012
[cinema] Soderbergh e la geometria del genere

Haywire (che in italiano è diventato Knockout e che ovviamente ha pure preso il sottotitolo esplicativo Resa dei Conti… maledetti traduttori di titoli, che possano i vostri computer prendere un virus letale ogni qualvolta provate a salvare quelle vostre improbabili trasposizioni!) è l’ultima pellicola del tosto Steven Soderbergh. Il poliedrico regista (che è oppure produttore, attore e montatore) lo seguiamo volentieri dai tempi di Sesso, Bugie e Videotape, passando per Traffic – film dove si lavora molto e con efficacia sul piano dell’audio – fino ai divertenti vari Ocean’s.
In questo ultimo lavoro il nostro tratta del genere Azione: lo filma, lo interpreta, lo mette in scena cercando in più punti di scardinarlo, non tanto con “rovesciamenti” dell’action movie come molti altri farebbero, quanto con scelte stilistiche che definirei d’autore.
La geometria delle inquadrature e delle scelte di campo non insiste sui colpi (e di botte se ne menano) né sui primi piani, ma è così studiata e architettata da risultare naturale e far si che scene al limite del credibile risultino assai accettabili. Senza sforzo e senza virtuosismi, ma con una tecnica di chi sa il fatto suo e può permettersi di prendere in mano un genere, una sceneggiatura che si dipana su diversi piani e rompe la linearità (di genere appunto) e tirarne fuori il (proprio) film: godibile e intrigante, come sempre Soderbergh... con il suo cast all stars.